Il termometro della situazione resta lui, il biennale. Dall’inizio della crisi del credito italiano, poco oltre due settimane fa, il suo rendimento è salito da valori negativi a massimi di oltre il 2,5%, per poi ridiscendere sotto l’1%. Negli ultimi giorni di nuovo un surriscaldamento, sebbene più contenuto, con lo yield tornato all’1,3%. C’è però una differenza: mentre l’“upside” dell’apice di fine maggio si era realizzato nell’arco di poche sedute, quello in corso si manifesta in maniera più lenta e sotto certi profili preoccupante. Al di là dell’analisi puramente grafica della curva, specchio di un’incertezza sulla capacità a breve dell’Italia di sostenere il debito, la situazione apre inattese possibilità per chi fa trading veloce o anche su breve/medio termine. Lo confermano le oscillazioni dei Btp a due anni rispetto ai cavalli di battaglia dei trentennali e oltre.

Il marzo 2020, una storia particolare

Le fluttuazioni del 4,25% scadenza marzo 2020 (Isin IT0004536949) sono emblematiche in tal senso, sebbene il titolo da seguire di più sia quello di cui si scrive successivamente. Il 4,25% è lentamente sceso dagli oltre 110 dell’autunno 2017 ai 108,5 di aprile. Sembrava uno sgonfiamento da quasi fine ”tapering” e da prossimo rimborso ma il “downside” delle ultime sedute è risultato sfrenato: minimo a 102,6, definizione di un nuovo supporto a 103,3 ma soprattutto conferma di un movimento ribassista caratterizzato da altissima volatilità. Vediamo alcuni numeri: si sta identificando un’area di trading fra il supporto dei 103,3 e il massimo relativo dei 106,46 con significativi “gap” che il Btp tende solitamente a chiudere nell’arco di poche sedute. Il canale correttivo di medio termine è però delineato in maniera quasi definitiva, con un indicatore preciso di tendenza rappresentato dall’area di estensione dei prezzi, ovvero dalle Bollinger. Il relativo allargamento è del tutto anomalo e non trova riscontro nemmeno in quanto avvenuto nelle fasi più critiche delle ultime crisi. Il fatto poi che il rimbalzino delle recenti sedute non abbia consentito di rompere al rialzo la media mobile a 10 (105,5) rappresenta una causa di ulteriore incertezza. Decisiva ora la permanenza o meno sotto quest’ultima, ottimo indicatore di sentiment in una fase così oscura.