Ve lo abbiamo detto fin dall’inizio che il calo dei Btp è dovuto a un mix di incertezze politiche e di timori sulla politica futura della Bce, molto mal gestita in termini di comunicazioni in una fase attendista per gli annunci di fine Qe. Proprio le ultime sedute lo confermano. Di fronte a un tentativo di normalizzazione sul primo fronte il secondo si riscalda. E il mercato dimostra esitazione su come muoversi, con la conseguenza di comportamenti in parte contradditori.

  1. Ieri si è visto un rimbalzino, per nulla risolutivo di fronte alla forza espressa dall’azionario bancario. In particolare si è registrato un rialzo più convinto per i Btp€i soprattutto lunghi. Hanno dominato la scena con importanti segni più (dal +3,3% della scadenza 2041 al +3,02% del 2032). Molto trattati i tassi fissi extralunghi, sebbene la seduta non abbia invertito il trend globale, tuttora debole.
  2. Gli scambi degli Etf short a replica lineare (cioè senza leva) permangono elevati: negli ultimi giorni registrano medie poco inferiori rispetto alle giornate più calde della scorsa settimana. Solo ieri un calo in presenza di un guizzo long dei mercati, ravvisato più come reazione tecnica che come reale segnale di inversione.
  3. La forte pressione di vendite allo scoperto sta portando a ricoperture, seppur momentanee. E’ un tipo di operatività in atto da mesi, iniziata prima delle elezioni e che ha trovato i picchi nelle ultime settimane. Si parla di importi super, come non si vedevano dall’apice della crisi 2008-2009. Gli hedge più speculativi surriscaldano il mercato e sembrano prediligere le scadenze decennali. Lo spread tuttavia fra il 10 anni e il 2 anni non subisce forti pressioni: era ieri all’1,73% contro il 2,01% di un mese fa. Il rialzo della curva sul breve c’è ma resta sotto controllo.