La caccia ai prossimi campioni della cedola è aperta. Il problema, dicono però gli analisti di Morningstar, è che si tratta di uno sport molto difficile da praticare. “Pochi nel 1995, avrebbero scommesso che la tecnologia o l’healthcare sarebbero diventati i segmenti dove trovare i payout migliori (includendo nel calcolo non solo le cedole, ma anche le operazioni di buyback, Ndr). Eppure oggi sono i segmenti dove si trovano le occasioni più interessanti da questo punto di vista”, spiega Dan Kemp, Chief investment officer EMEA di Morningstar Investment Management (MIM). “Il discorso inverso vale per le utility e le telecomunicazioni: due universi che vengono sempre citati, spesso ormai a sproposito, quando si parla di cedole interessanti”.

Come sono cambiati i payout dal 1995 a livello settoriale

Dove si spostano le cedole

“Nel corso degli anni i mercati sono cambiati e ormai la ricerca delle cedole va fatta in maniera diversa”, continua Kemp. Un punto di vista potrebbe essere quello geografico. Due esempi all’estremo sono gli Stati Uniti e l’Italia. L’azionario Usa ha un’esposizione del 25% all’hi-tech. Nella Penisola questo settore è praticamente assente mentre pesano molto (55%) finanziari ed energia. “Queste differenze possono cambiare la sostenibilità del payout a livello geografico e vanno tenute in considerazione quando si parla di cedole”, dice ancora Kemp.

Altri punti di osservazione possono essere quelli che Morningstar definisce Super Sector, universi cioé che racchiudono insiemi considerati affini per la loro sensibilità agli umori dell’andamento economico: Cyclical (materiali di base, beni di consumo discrezionali, finanziari e real estate), Defensive (Salute, beni di consumo di prima necessità e utility) e Sensitive (Tlc, energia, industriali e tecnologia). “Guardati da qui, i dividendi mostrano una crescita più stabile nel lungo periodo”, dice il Cio di MIM.