Troppo facile imputare all’Europa anni di decisioni mancate. Soprattutto se la responsabilità è dei singoli paesi, che con un sistema di veti incrociati possono paralizzare le riforme. Quando è l’Unione Europea a decidere, il meccanismo non si inceppa.

Come si decide in Unione europea

L’Europa così com’è non funziona. È uno slogan battuto dalle bandiere politiche più variegate, da destra a sinistra, che però nasconde gran parte della storia. C’è effettivamente un’Europa che non funziona ed è quella delle riforme mancate e incomplete, quella degli interessi particolari degli stati, che non riesce a decidere e che quindi si ferma. Ma l’Europa è anche fatta di meccanismi virtuosi, che hanno portato benefici tangibili nella vita dei cittadini. Qual è quindi la discriminante tra l’Europa che decide e l’Europa che si arena?

La Ue è un meccanismo complicato, risultato di una storia complicata e ancora in divenire. Si tratta di un’Unione imperfetta e soprattutto incompiuta che ha un margine di manovra ben delimitato dai Trattati, che ne stabiliscono rigorosamente obiettivi e campo di azione.

La funzione legislativa prende avvio dalla proposta della Commissione, organo indipendente e di controllo, ed è poi esercitata congiuntamente dal Parlamento europeo, che rappresenta gli interessi dei cittadini, e dal Consiglio, che invece tutela gli interessi dei singoli stati. Nonostante il ruolo delle ultime due istituzioni sia formalmente paritetico, di fatto le regole di voto del Consiglio rendono molte volte la sua azione ostativa. Questo perché il processo decisionale del Consiglio prevede ampie maggioranze per l’approvazione degli atti legislativi e, in molti casi (tutt’altro che marginali), l’unanimità. Spesso quindi i singoli stati si trovano fra le mani un sostanziale diritto di veto, che finisce per rallentare o addirittura bloccare il processo legislativo.